AUTOCORSO 02

LA MACCHINA DELLA TENSIONE

Non costruire una storia. Costruisci qualcosa che il pubblico non riesca a smettere di guardare.

Nel primo autocorso hai trovato il tuo concept.

Hai risposto alla domanda:

“Cosa voglio dire?”

Adesso non devi spiegarlo.

Devi farlo accadere.

La drammaturgia non è mettere una storia dentro una coreografia.

È progettare quello che succede tra te e chi ti guarda.

È decidere:

Ok cosa mostro,
cosa nascondo,
cosa faccio aspettare,
cosa faccio credere,
quando cambio le regole.

Questa è la tua macchina della tensione.


PRIMA REGOLA

NON DIRE TUTTO

Prendi il tuo concept.

Adesso scrivi tre cose:

COSA VOGLIO CHE IL PUBBLICO SAPPIA SUBITO?


COSA VOGLIO CHE SI CHIEDA?


COSA VOGLIO CHE SCOPRA SOLO DOPO?


Questa è già drammaturgia.

Perché una performance interessante non consegna tutte le informazioni contemporaneamente.

Distribuisce informazioni.

E il pubblico continua a guardare perché vuole completare il puzzle.


SECONDA REGOLA

CREA UNA PROMESSA

Ogni performance fa una promessa.

A volte senza rendersene conto.

Può essere:

“Questa persona sta per perdere il controllo.”

“Questa creatura nasconde qualcosa.”

“Questa relazione finirà male.”

“Questa donna sta per trasformarsi.”

“Qualcosa non è come sembra.”

Non devi dirla.

Devi farla percepire.

Completa:

Nei primi 30 secondi voglio far pensare al pubblico che __________.

Questa è la tua promessa.


TERZA REGOLA

NON MANTENERE LA PROMESSA TROPPO PRESTO

Adesso fai una cosa controintuitiva.

Prendi ciò che il pubblico si aspetta.

E ritardalo.

Se deve succedere una trasformazione, non trasformarti subito.

Se devi perdere il controllo, mantienilo.

Se devi esplodere, trattieniti.

Se devi liberarti, mostra prima cosa significa essere prigioniera.

La tensione nasce spesso da una cosa semplicissima:

Voglio sapere cosa succederà, ma non posso ancora saperlo.


QUARTA REGOLA

COSTRUISCI UNA DOMANDA

Una buona performance genera una domanda.

Non necessariamente una domanda narrativa.

Può essere emotiva.

Può essere visiva.

Può essere psicologica.

Può essere:

“Perché fa questo?”

“Chi è veramente?”

“Quanto resisterà?”

“Perché continua a tornare?”

“Cosa succederà se cede?”

“È vittima o carnefice?”

Scrivi la tua:

La domanda che voglio piantare nella testa del pubblico è: __________

Adesso attenzione.

Non rispondere subito.


QUINTA REGOLA

CREA UN SEGRETO

Ogni personaggio interessante possiede qualcosa che il pubblico non sa.

Non devi necessariamente raccontarlo.

Devi comportarti come se esistesse.

Completa:

Il mio personaggio sa __________, ma il pubblico ancora non lo sa.

Oppure:

Il pubblico crede che __________, ma la verità è __________.

Questo è il tuo segreto drammaturgico.

Ora hai una ragione per osservare.


SESTA REGOLA

FAI SBAGLIARE IL PUBBLICO

Questa è una delle armi più potenti.

Il pubblico formula un’ipotesi.

Tu gliela confermi.

Poi, quando si sente sicuro…

la rompi.

Esempio:

Sembra una vittima.

Poi scopriamo che manipola.

Sembra una seduzione.

Poi scopriamo che è una trappola.

Sembra una liberazione.

Poi capiamo che è una nuova prigione.

Sembra una persona fragile.

Poi scopriamo che era lei ad avere il controllo.

Non serve un colpo di scena hollywoodiano.

A volte basta cambiare il significato di qualcosa che avevamo già visto.


SETTIMA REGOLA

DAI AL PUBBLICO UNA COSA DA ASPETTARE

Prendi il tuo momento più importante.

Non chiamarlo ancora climax.

Chiamalo:

“LA COSA CHE DEVE SUCCEDERE.”


Adesso chiediti:

Quando il pubblico comincia ad aspettarla?


E soprattutto:

Quanto tempo passa prima che succeda?


Se la risposta è:

“Subito.”

hai probabilmente un problema.

Perché se consegni immediatamente ciò che hai promesso, hai eliminato l’attesa.


OTTAVA REGOLA

CREA UN’ASSENZA

Adesso togli qualcosa.

Per esempio:

  • la musica;
  • il movimento;
  • il contatto con il palo;
  • lo sguardo;
  • la luce;
  • il sorriso;
  • il trick;
  • la velocità.

Non perché “fa figo”.

Ma perché la sua assenza deve farsi sentire.

Completa:

La cosa che normalmente farei, ma che qui scelgo di non fare, è __________.

Poi chiediti:

Cosa produce questa assenza?


La sottrazione può creare più tensione dell’aggiunta.


NON FARE SEMPRE DI PIÙ

Questo è fondamentale nella pole.

Spesso costruiamo la performance come una scala:

facile → medio → difficile → difficilissimo → trick finale.

Ma la tensione non funziona così.

Puoi avere:

molto movimento → immobilità → esplosione

oppure:

energia → silenzio → energia

oppure:

controllo → esitazione → controllo → perdita del controllo

La tensione ha bisogno di contrasto.

Se tutto è forte, niente è veramente forte.


NON USARE IL TRICK COME PUNTEGGIO

Adesso prendi tre trick che vuoi assolutamente inserire.

Per ciascuno scrivi:

TRICK


COSA SI ASPETTA IL PUBBLICO?


COSA POSSO FARGLI SIGNIFICARE?


POSSO FARLO DIVERSAMENTE DAL SOLITO?


Un trick può essere:

un ostacolo,

una fuga,

una minaccia,

una conquista,

una prigione,

un’esibizione,

un rituale,

una caduta,

una trasformazione.

Il corpo esegue.

La drammaturgia decide cosa significa.


NON RIEMPIRE. MONTARE.

Ora immagina la tua performance come un montaggio cinematografico.

Hai cinque strumenti:

MOSTRARE


NASCONDERE


RITARDARE


RIVELARE


RIBALTARE


Non devi usarli tutti.

Ma se la tua performance contiene solo mostrare, probabilmente stai raccontando tutto troppo presto.


IL TEST DEL “PERCHÉ ADESSO?”

Ora prendi ogni momento importante della routine.

E chiediti:

Perché succede proprio adesso?

Non:

“Perché questa musica lo permette?”

Non:

“Perché questo trick sta bene qui?”

Ma:

“Perché drammaturgicamente deve succedere adesso?”

Se non trovi una risposta, hai tre possibilità:

spostarlo.

modificarlo.

eliminarlo.

La coreografia non è un museo dei tuoi trick migliori.


IL TEST DELLA SOSTITUZIONE

Adesso fai qualcosa di ancora più cattivo.

Prendi il tuo momento più importante.

E sostituiscilo mentalmente con qualcosa di semplicissimo.

Un passo.

Una pausa.

Uno sguardo.

Una mano che lascia il palo.

Un respiro.

Se la scena perde completamente il suo significato, forse avevi affidato tutto alla spettacolarità.

Se invece il significato rimane…

hai costruito una scena.


IL PUNTO DI NON RITORNO

Ogni performance dovrebbe avere un momento dopo il quale non si può più tornare esattamente a prima.

Non deve necessariamente essere un trick.

Può essere una scelta.

Una rivelazione.

Un gesto.

Una perdita.

Una trasformazione.

Un errore.

Una caduta.

Una decisione.

Completa:

Prima di questo momento, posso ancora tornare indietro.


Dopo questo momento, non posso più farlo perché __________.

Questo è il tuo punto di non ritorno.

Ed è molto più interessante del semplice “momento difficile”.


IL CLIMAX

Ora puoi finalmente costruirlo.

Il climax dovrebbe essere la risposta alla tensione che hai creato.

Chiediti:

COSA STA ASPETTANDO IL PUBBLICO?


COSA DEVE ESSERE CAMBIATO PERCHÉ QUEL MOMENTO ARRIVI?


COSA SUCCEDE QUANDO ARRIVA?


PERCHÉ NON POTEVA SUCCEDERE PRIMA?


Quest’ultima domanda è fondamentale.

Se poteva succedere due minuti prima senza cambiare nulla…

non hai ancora costruito il climax.


DOPO IL CLIMAX

Non correre verso la posa finale.

Il pubblico ha appena ricevuto ciò che stava aspettando.

Adesso deve capire cosa significa.

Non attraverso una spiegazione.

Attraverso un’immagine.

Una conseguenza.

Un nuovo stato.

Scrivi:

Dopo quello che è successo, il mio personaggio non può più essere __________.

E poi:

Adesso è __________.

Questa è la tua trasformazione.


IL FINALE SENZA SPIEGAZIONE

Adesso elimina le parole.

Niente spiegazioni.

Niente cartelli.

Niente didascalie.

Niente “e quindi il messaggio è…”.

Hai una sola immagine per chiudere.

Qual è?


E soprattutto:

Perché questa immagine può esistere solo alla fine?

Se può esistere anche all’inizio, non è ancora il tuo finale.


LA PROVA DELLA NOIA

Adesso fai il test più crudele di tutti.

Prendi la tua scaletta.

E segna ogni momento con:

A — ATTENDO

B — SCOPRO

C — CAMBIA

D — RESPIRO

Se per trenta secondi consecutivi hai soltanto:

“Faccio cose belle.”

attenzione.

Non significa che la scena sia brutta.

Significa che non sta producendo tensione.


LA TUA MACCHINA DELLA TENSIONE

Adesso compila questa mappa.

LA PROMESSA


LA DOMANDA


IL SEGRETO


COSA NASCONDO


COSA RITARDO


COSA IL PUBBLICO CREDE


COSA POI SCOPRE


COSA TOLGO


IL PUNTO DI NON RITORNO


COSA DEVE SUCCEDERE


IL CLIMAX


COSA NON PUÒ PIÙ ESSERE COME PRIMA


L’IMMAGINE FINALE



ORA CHIUDI GLI OCCHI

E immagina il pubblico.

Non immaginare gli applausi.

Immagina le loro domande.

All’inizio:

“Che cosa sto guardando?”

A metà:

“Dove vuole arrivare?”

Prima del climax:

“Adesso succederà qualcosa.”

Alla fine:

“Ah.”

Quell’ultimo “ah” è ciò che stai cercando.

Non necessariamente comprensione.

Non necessariamente commozione.

Non necessariamente stupore.

Una modifica nella percezione.

Il pubblico era convinto di una cosa.

Adesso ne vede un’altra.


LA REGOLA FINALE

Una performance non deve necessariamente raccontare una storia.

Deve creare una esperienza di trasformazione.

Può trasformarsi il personaggio.

Può trasformarsi il pubblico.

Può trasformarsi il significato di un gesto.

Può trasformarsi ciò che credevamo di sapere.

Ma qualcosa deve attraversare un prima e un dopo.

Altrimenti abbiamo movimento.

Non ancora drammaturgia.


DISSACR//ARTE

Non chiederti:

“Cosa faccio dopo?”

Chiediti:

“Cosa deve essere diverso dopo che ho fatto questo?”

È una domanda molto più difficile.

Ed è proprio per questo che cambia tutto.

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