La stessa figura può raccontare quattro storie completamente diverse.
Puoi fare esattamente lo stesso trick di un’altra performer.
Stessa salita.
Stessa presa.
Stessa inversione.
Stessa gamba che si apre.
Stessa discesa.
Eppure, guardandovi, potremmo avere la sensazione di stare vedendo due cose completamente diverse.
Perché?
Perché una cosa è eseguire un movimento.
Un’altra è incarnarlo.
La differenza non sta necessariamente nella figura che fai.
Sta nella materia che il tuo corpo sembra avere mentre la fai.
Un corpo può essere pesante o leggero.
Continuo o spezzato.
Esplosivo o trattenuto.
Radicato o sospeso.
Può sembrare acqua.
Fuoco.
Terra.
Aria.
Non sono quattro “personaggi” da interpretare e nemmeno quattro metafore decorative da appiccicare a una coreografia.
Sono qualità fisiche.
E possono diventare un vero e proprio vocabolario per il tuo corpo sul palo.
Nel metodo DISSACR//ARTE prendiamo questa intuizione dal lavoro teatrale sulla dinamica del movimento, rielaborandola come strumento pratico per la performance.
Perché prima ancora di chiederci “che trick faccio?”, possiamo chiederci:
“Che materia voglio essere mentre lo faccio?”
ACQUA
Fluidità · continuità · adattamento
L’acqua non combatte lo spazio.
Lo attraversa.
Non ha una forma propria: prende quella del contenitore, aggira gli ostacoli, riempie i vuoti.
E soprattutto non si interrompe.
Questa è la sua qualità più interessante sul palo.
L’Acqua vive nelle transizioni, negli spin, nei raccordi, nei momenti in cui una figura finisce e un’altra comincia.
Perché una transizione può essere semplicemente:
figura → pausa → figura.
Oppure può diventare:
una cosa che si trasforma continuamente in un’altra.
La gamba che si chiude contiene già l’apertura successiva.
Il busto che ruota non “finisce” una posizione: sta già entrando nella prossima.
La mano cambia presa senza sembrare un cambio di presa.
Il movimento scorre.
PROVA
Scegli due figure che normalmente colleghi con una pausa.
Rifalle immaginando che il tuo corpo sia acqua.
Non puoi fermarti.
Mai.
Ogni fine deve contenere l’inizio di ciò che viene dopo.
Ma attenzione:
non devi andare più veloce.
Devi andare senza interromperti.
Se rallenti, l’acqua continua a essere acqua.
Se ti fermi, diventa qualcos’altro.
FUOCO
Esplosività · impulso · imprevedibilità
Il fuoco non procede in linea retta.
Scatta.
Si espande.
Cambia direzione.
Si contrae e improvvisamente esplode.
Sul palo il Fuoco vive nei drop, negli accenti musicali, nei cambi di ritmo, negli impulsi improvvisi.
Ma soprattutto vive nel contrasto.
Perché se tutto è fuoco, niente brucia davvero.
Un’intera coreografia fatta di movimenti esplosivi dopo un po’ smette di sembrare esplosiva.
Diventa semplicemente veloce.
Il Fuoco funziona quando compare.
Un corpo immobile.
Un respiro.
Una pausa.
E poi—
SCATTO.
Una testa.
Una mano.
Un bacino.
Un cambio di direzione.
Un drop.
Un gesto minuscolo può avere più impatto di una sequenza intera se arriva nel momento giusto.
PROVA
Scegli un solo micro-gesto.
Una rotazione della testa.
Un cambio di presa.
Un colpo del bacino.
Un’apertura della mano.
Ora rendilo rapidissimo e netto.
Poi fai una cosa ancora più difficile:
tieni il resto del corpo immobile.
Solo quel punto deve “bruciare”.
Il contrasto è ciò che crea la tensione.
Non serve che tutto esploda.
Basta una scintilla.
TERRA
Peso · densità · gravità · radicamento
La Terra non cerca di sembrare leggera.
Pesa.
Ha massa.
Ha gravità.
Ha attrito.
Ed è proprio per questo che può trasmettere una sensazione di potere enorme.
Pensiamo spesso alla pole come a qualcosa che deve farci sembrare leggere:
volare, galleggiare, fluttuare, sfidare la gravità.
Ma cosa succede se facciamo il contrario?
Se lasciamo che la gravità si veda?
La Terra può vivere nelle tenute di forza.
Nel palo statico.
Nel floorwork.
Nelle camminate lente.
Nelle cadute assorbite dal bacino.
Nel modo in cui una performer occupa lo spazio senza avere fretta di attraversarlo.
Un corpo terrestre non sembra debole.
Sembra difficile da spostare.
PROVA
Prendi una tenuta di forza che conosci bene.
Probabilmente, mentre la esegui, cerchi di controllare tutto:
la faccia.
La fatica.
Il tremore.
Lo sforzo.
Ora prova a cambiare intenzione.
Non cercare di sembrare leggera.
Cerca di sembrare pesante.
Come se il tuo corpo avesse una massa enorme.
Non nascondere la fatica: usala.
Non combattere la gravità: rendila visibile.
Guarda cosa succede alla stessa identica figura.
ARIA
Sospensione · leggerezza · apertura · immaterialità
L’Aria è quasi l’opposto della Terra.
Non pesa.
Non sembra avere attrito.
Passa.
Si espande.
Crea spazio intorno al corpo.
Sul palo l’Aria può essere potentissima nelle inversioni, nelle linee estese, nei flip e nelle sospensioni.
Ma c’è una cosa importante:
se vuoi sembrare leggera, non devi necessariamente muoverti velocemente.
La leggerezza può essere lentissima.
Può essere un corpo sospeso per qualche secondo.
Una gamba che si apre senza fretta.
Un braccio che sembra non avere peso.
Uno sguardo che non combatte il movimento.
E soprattutto un corpo che non mostra continuamente quanto lavoro sta facendo.
PROVA
Scegli una figura in sospensione che padroneggi bene.
Non cambiare il trick.
Cambia soltanto la qualità.
Rilassa il viso.
Respira.
Lascia morbide le parti del corpo che non devono lavorare.
Immagina che il tuo peso non sia più attratto verso il basso.
Come se qualcuno avesse tolto la gravità dalla stanza.
Poi filmati.
Guardati senza audio.
Chiediti:
se non sapessi quanto è difficile questa figura, sembrerebbe davvero difficile?
Questa domanda può dirti moltissimo sulla qualità della tua presenza scenica.
NON DEVI SCEGLIERNE UNO
Ed è qui che il gioco diventa interessante.
Non devi decidere:
“La mia performance sarà Acqua.”
Perché una performance interamente Acqua rischia di diventare prevedibile.
Una performance interamente Fuoco rischia di non avere più accenti.
Una performance interamente Terra può diventare statica.
Una performance interamente Aria può perdere peso e contrasto.
Il punto non è scegliere un elemento.
È comporli.
Puoi avere:
Terra quando il personaggio entra.
Il corpo pesa.
Occupa.
Impone.
Poi arriva l’Acqua.
Il controllo si scioglie.
Il movimento comincia a scorrere.
Poi—
Fuoco.
Un’esplosione.
Un cambio.
Un accento musicale.
E dopo il caos:
Aria.
Silenzio.
Sospensione.
Respiro.
Il corpo sembra quasi scomparire.
Questa alternanza crea qualcosa che la semplice successione di trick non può creare:
una dinamica.
IL TRICK NON CAMBIA. CAMBIA LA STORIA.
Prova a fare una cosa molto semplice.
Scegli un solo trick.
Uno che conosci bene.
E fallo quattro volte.
La prima volta immagina di essere Acqua.
La seconda Fuoco.
La terza Terra.
La quarta Aria.
Non cambiare la tecnica.
Non cambiare necessariamente la velocità.
Non aggiungere nulla.
Cambia soltanto la qualità fisica.
Poi riguardati.
Probabilmente scoprirai che la figura che credevi di conoscere non era affatto una cosa sola.
Era un contenitore.
E tu puoi riempirlo con materie diverse.
DAL MOVIMENTO AL VOCABOLARIO
Quando inizi a lavorare in questo modo, succede qualcosa di importante.
Smetti di pensare:
“Qui faccio il Jade.”
E cominci a pensare:
“Qui ho bisogno di peso.”
Non pensi:
“Adesso faccio una transizione.”
Pensi:
“Qui devo scorrere.”
Non pensi:
“Qui c’è un drop.”
Pensi:
“Qui qualcosa deve esplodere.”
Non pensi:
“Adesso faccio una linea.”
Pensi:
“Qui il corpo deve perdere peso.”
È una differenza piccola solo apparentemente.
Perché significa passare da un corpo che esegue una sequenza a un corpo che parla.
I trick sono le parole.
Gli elementi sono alcune delle qualità con cui puoi pronunciarle.
E una frase può essere tecnicamente perfetta.
Ma è la voce con cui la pronunci che le dà senso.
LA DOMANDA DISSACR//ARTE
La prossima volta che costruisci una sequenza, prima di chiederti:
“Quale trick viene dopo?”
prova a chiederti:
“Che cosa deve cambiare nella materia del mio corpo?”
Più peso?
Più fluidità?
Un’esplosione?
Una sospensione?
Non sempre devi aggiungere un movimento.
A volte devi semplicemente cambiare il modo in cui lo attraversi.
Perché la performance non comincia quando scegli il trick.
Comincia quando decidi come quel trick deve parlare.
E allora il palo smette di essere soltanto qualcosa su cui eseguire figure.
Diventa una superficie sulla quale il corpo può scrivere.
Non hai soltanto un repertorio di trick.
Hai un vocabolario.
Ora devi imparare a parlare.

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